In stanze che guardano la valle   

tra battaglie e fiumi di sangue,  

mentre la storia consuma il passato, 

in eleganti spazi,  

in romantiche dimore, 

compie passi di magia la fata Bema. 

Posa lo sguardo fermo sul cuore caldo,  

dona un abbraccio misterioso sull’animo gentile 

protegge con gentilezza la sua dimora,  

mentre le sue braccia cingono 

il futuro di quanto è stato storia. 

Il castello di Montechiarugolo si eleva sulla riva del fiume Enza al confine tra le provincie di Parma e Reggio Emilia, costruito nel XIII secolo d.c. e riedificato nel XIV, di cui conserva la struttura, è dai tempi dell’unita d’Italia di proprietà privata. 

A far conoscere al visitatore l’imponente maniero provvede con gentilezza e garbo la famiglia Marchi, proprietaria della dimora. Ad accompagnare il visitatore sarà, però, l’animo misterioso di un fantasma, che in questa occasione non seminerà paure e inquietudini, bensì curiosità e affetto. 

La visita al castello sarà accompagnata da un parallelismo, quello tra la storia di un maniero del tardo medioevo e l’affascinante vita di una fata buona con l’animo gentile, purtroppo etichettata come strega nel buio del potere inquisitorio. Come a testimoniare la forza dell’amore, la storia di Bema è una storia dolce e triste, come sanno essere le storie di cuore.  

Il castello vi farà respirare la forza del tardo medioevo, le gesta di cavalieri divenuti conti, respirerete il dominio del papato in una testimonianza architettonica in grado di aprirvi il cuore e la mente. Con dolcezza potrete immaginare le gesta di una storia d’amore.  

Il fascino del castello è enorme ed appare come lo specchio delle tante battaglie e congiure vissute da questo territorio, centrale nella nascita dell’Italia. Tra i tanti eventi di cui è stato spettatore c’è sicuramente lo scontro del 1796 tra gli Austriaci asserragliati mel maniero e i Francesi di Napoleone in quella che forse fu una battaglia preludio del Risorgimento italiano.  

La visita sarà affascinante e rimarrà in voi l’ammirazione verso il territorio visitato; ovviamente senza dimenticare una fata che vi potrà, ancor meglio, rimanere impressa con questi versi;  

La Fata Bema dimora a ricordar l’amor  
    
La fata Bema salutò con uno sguardo il castellano illuminato  
gli occhi infiammarono il cuore del pio conte,  
nel popolo pensieri di pace  
le porte del castello si aprirono all’incantesimo  
come respiri di fiducia   
come brezza di primavera.   
   
Fatale fu l’odio e la paura di uno sguardo,  
la fata Bema si sciolse nell’aria  
come respiro energico del castello   
anima gentile a predicar l’amore e le sue virtù,  
dedita alle giovani anime desiderose di cuore,  
a ricordar l’amor nella sua notte di maggio.